Pasqua: festa del massacro degli agnelli
In Italia vengono macellati, ogni anno, circa 3 milioni e 300 mila agnellini di pochi mesi di età.
La tradizione pasquale crea un incremento vertiginoso delle uccisioni di agnelli: più del 60% degli ovini macellati in Italia, vengono consumati nel periodo pasquale, una tradizione tanto radicata quanto inutilmente crudele. Quello che succede nei macelli Italiani sembra suggerire che per gli agnellini non è prevista pietà alcuna.
Capretti e agnelli vengono trasportati vivi fino ai macelli, spesso per lunghi tratti e sentieri accidentati, e questo procura loro già uno stress incredibile.
Il consumo di carne ovina non è particolarmente elevato in Italia durante il corso dell'anno, e questo incide fortemente sulle condizioni della macellazione nel periodo pasquale. L'improvviso aumento del carico di lavoro nei macelli rende le procedure delle catene di montaggio molto confuse e questo può far sì che non vengano rispettate. Può anche capitare che si salti la fase dello stordimento preventivo all'uccisione oggi obbligatorio per legge.
La tecnica dell'allevamento estensivo, che rende la vita degli agnellini più sopportabile, alla fine si risolve in una tragedia. Già sfiancati dal viaggio, gli animali vivono ore terribili davanti al macello, prima di essere uccisi. Percepiscono nitidamente quello che avviene intorno a loro. I rumori delle macchine, l'odore del sangue, i lamenti dei loro simili li circondano e li introducono nell'anticamera dell'inferno. Poi, uno alla volta, vengono spinti sui nastri trasportatori, storditi, se tutto va bene e deiugulati, ovvero sgozzati.
Più precisamente gli si pratica un foro nella carotide e si attende che tutto il sangue fuoriesca. Dunque con un compressore sottocutaneo applicato dal retro si scuoiano, e infine vengono macellati.
Questo avviene nelle aziende dove si rispetta la legge della Repubblica Italiana. Lo stordimento preventivo degli animali da macello è obbligatorio, ma ci sono pure delle deroghe.
Il decreto legislativo 333 del 1998, recependo la direttiva 93/119 della Comunità europea, consente la produzione rituale della carne per soddisfare le esigenze alimentari dei praticanti religioni diverse ad quella cristiana.
Il massacro sommerso dei cuccioli si perpetuerà, in questo week-end, come ogni anno, quando migliaia di agnelli saranno immolati in nome della tradizione. Neonati che saranno uccisi e macellati all'inizio della primavera, il momento peggiore per morire.
La LAC invita quindi tutti i cittadini a festeggiare la Pasqua con piatti vegetariani.
Nella seconda metà del 1400 un tale Leonardo da Vinci previde un "giorno in cui l'uomo non dovrà più uccidere per mangiare e anche l'uccisione di un solo animale sarà considerata un grave delitto".
Gli agnelli di Pasqua quel giorno, lo stanno ancora aspettando.
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Campagna contro il massacro degli agnelli pasquali
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Per me le feste pasquali significano solo terrore e morte. Dopo avermi separato da mia madre, mi caricherano su un camion e, come accade a milioni di altri agnellini, sarò condotto verso il mattatoio. |
SE SAPESSI QUANTO PIANGO |
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RICORDA
La crudeltà a tavola NON è una necessità ma una scelta. Diventa vegetariano e salverai me e tanti altri animali! "Verrà un giorno in cui l'uccisione di un animale verrà considerata come l'uccisione di un uomo" (Leonardo da Vinci) |
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Ogni anno milioni di agnelli pagano con una morte atroce il prezzo di assurde tradizioni, immobilizzati, sgozzati e fatti morire lentamente dissanguati. |
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Quest'anno festeggia Pasqua senza agnello nel piatto, non è una tradizione, ma una strage di innocenti. RICORDALO |
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COME FATE AD INGOZZARVI CON UN ANIMALE LATTANTE?

guardalo negli occhi

HAI ANCORA IL CORAGGIO DI FARGLI DEL MALE?


[…]Prenderò in considerazione quello che mi stai dicendo Truman.
Il mio unico desiderio adesso è quello di riscattarmi e di non avvertire più l’esigenza della loro compagnia.
Adesso sembra quasi che sia io ,amico mio, a fare un piacere a loro.
Questo non lo posso sopportare.
Non posso sopportare il comportamento di Kay e nemmeno quello di Thila.
Sembrerò un povero cinico inacidito ma sinceramente ho molto più a cuore Kay che non Thila, ragion per cui soffro molto di più quando è la mia piccola Kay a riservarmi quel trattamento ingiusto.
Si perché per lei ci sono solo se ha bisogno, ci sono se deve parlarmi, telefonarmi in piena notte , piangere sulla mia spalla.
Per il resto non esisto.
Hai capito Truman , non esisto.
Ieri ne ho avuto la conferma.
Entro in casa, in quella casa disordinata dove viviamo tutti insieme gran parte della giornata ,saluto , e lei nemmeno mi risponde.
Sarai portato a pensare che non mi abbia visto e invece no.
Era nell’altra stanza a ridere e scherzare con Irina.
Vogliamo parlare di Irina?
Ora sono diventate grandi amiche, lei ora è la sua “super amica”,sta avendo il ruolo che ho avuto io anzi no, mi correggo , perché nonostante io abbia sempre fatto tanto per lei , non sono mai stato così importante.
Parlarle Truman? E per dirle cosa?
Se le dico una cosa del genere lei penserà che sono il solito paranoico, noioso , stressante di sempre.
Io ho acceso la luce e la radio nell’altra stanza, ho regolato il volume affinché fosse fastidioso per le sue orecchie ma nulla.
Lei continuava a scherzare con Irina e a chiacchierare come due amiche di vecchia data.
Io per lei sono passato di moda come amico. Truman per lei sono una sorta di diario segreto nel quale omette alcune cose per censura personale.
Anche con Thila si comporta diversamente.
Thila entra saltellando il casa, con quel buonumore di circostanza che non le si addice proprio.
Le basta dire “ciao” e subito Kay è calorosa ed affettuosa nel salutarla.
Anche con lei “grandissime amiche”, condivisione di momenti importanti a gogò .
Ed io?
Diamine Truman mi verrebbe di urlarle in faccia “io chi diavolo sono?” ma mi trattiene il mio perbenismo.
Ieri , tanto per terminare il discorso, mi ha salutata dopo un po’ di tempo con il suo solito (credo a questo punto anche di circostanza) “ehi Marlow ciao, bacino.”
Tutto di circostanza.
Mi esclude totalmente dalla sua vita quell’essere diabolico.
Già Truman è un essere diabolico quella creatura.
Ma come perché?
Perché sa che mi sta facendo soffrire così.
Perché per lei ora contano Thila (l’amica degli scacchi), Irina e JeanPaul ( i suoi amici carissimi) poi anche nell’ordine Katrinne e Sergei e anche Tullio (quell’italiano che preferisco non nominare più di una volta causa orticaria).[..]
TRATTO DA “IL MONOLOGO A PIU’ VOCI DI MARLOW CARLTON : UN GIOVANOTTO COL PALTO’” Di E.M.K
Molto bello sto monologo..Ovviamente l'ho dovuto selezionare, è lunghissimo!!!!!!!Garantisco sulla bellezza recitativa di questo monologo..
L'Infedele di Gad Lerner
L'idea che uno possa vincere le elezioni perche' a meno di una settimana dal voto promette di abolire una tassa sulla casa, equivale all'offerta di uno sconto da parte di un imbonitore da fiera di paese.
Senza accorgersi, l'imbonitore, che con quell'improvviso calo di richiesta svaluta innanzitutto il valore del prodotto che stava offrendo. Venghino signori venghino! Ci vogliamo rovinare! Per questa volta niente tasse sulla casa! Ale'!
“ Molti fanno mercato delle illusioni e dei falsi miracoli, così ingannando le stupide moltitudini ”
Leonardo Da Vinci
(Ma Leonardo Da Vinci conosceva Berlusconi per caso?
)




SURVEY: ITALY
Nov 24th 2005
From The Economist print edition

AT FIRST blush, life in Italy still seems sweet enough. The countryside is stunning, the historic cities beautiful, the cultural treasures amazing, and the food and wine more wonderful than ever. By most standards, Italians are wealthy, they live for a long time and their families stick impressively together. The boorish drunkenness that makes town centres in many other countries unpleasant is mercifully rare in Italy. The traffic may be bad, and places such as Venice and Florence are overrun by tourists, but if you go off-season—or merely off the beaten track—you can have a more enjoyable time in Italy than practically anywhere else.
Yet beneath this sweet surface, many things seem to have turned sour. The economic miracle after the second world war, culminating in the famous 1987 sorpasso (when Italy officially announced that its GDP had overtaken Britain's), is well and truly over. Italy's average economic growth over the past 15 years has been the slowest in the European Union, lagging behind even France's and Germany's (see chart 1). Its economy is now only about 80% the size of Britain's. Earlier this year Italy briefly tipped into recession; for 2005 as a whole, its economy is likely to be the only one in the EU to shrink. Growth next year is expected to be anaemic at best.

Italian companies, especially the small, family-owned firms that have been the backbone of the economy, are under ever-increasing pressure. Costs have risen, but productivity has remained flat or even declined. Membership of the euro, Europe's single currency, now rules out devaluation, which for many years acted as a safety-valve for Italian business. Italy's competitiveness is deteriorating fast, and its shares of world exports and foreign direct investment are very low. The World Economic Forum in its annual competitiveness league table recently ranked the country a humiliating 47th, just above Botswana. The economy has also proved highly vulnerable to Asian competition, because so many small Italian firms specialise in such areas as textiles, shoes, furniture and white goods, which are taking the brunt of China's export assault.
The effects of decline are starting to show. Increasing numbers of Italians are finding their living standards stagnating or even falling. The cost of living is widely believed to have risen sharply since euro notes and coins replaced lire in January 2002. Property prices have certainly shot out of reach for many first-time buyers in Rome, Milan and even Naples. Many Italians are cutting back on their annual holidays, or even going without. Others are putting off buying new cars or even new suits, a real deprivation for such design-conscious people. Supermarkets report that spending now falls in the fourth week of every month before the next pay cheque arrives, a sure sign that families are struggling to make ends meet.
A lacklustre economy is causing broader problems too. Italy's infrastructure is creaking: roads, railways and airports are falling below the standards of the rest of Europe, and public and private buildings are looking ever shabbier. Educational standards have slipped: the country comes out badly in the OECD's PISA cross-national comparisons, and no Italian university now makes it into the world's top 90. Spending on research and development is low by international standards.
Italy has also suffered more than its fair share of corporate scandals, notably the bond default by Cirio and the collapse of Parmalat. And the public finances are in a shambles. Respectable estimates put the underlying budget deficit for next year, ignoring one-off measures, at 5% of GDP, way above the 3% ceiling set by the euro area's stability and growth pact. The public debt stands at over 120% of GDP and is no longer falling.
Even Italy's social fabric is coming under strain. The family remains strong and divorce rates are relatively low. But the fact that 40% of Italians aged 30-34 are reportedly living with their parents is not just a happy sign of family harmony or attachment to mamma's cooking. Many young Italians stay at home because they cannot find work or because they do not earn enough to afford a place of their own.
Social trust, a concept that is admittedly hard to measure, seems unusually low in Italy—one reason, perhaps, why family firms have always played such a big part in the economy. And respect for the rules, and even the law, never high, appears to have fallen further in recent years. Both tax evasion and illegal building, encouraged by repeated amnesties, seem to be on the rise. Organised crime and corruption remain entrenched, especially in the south.
To cap it all, Italy's demographics look terrible. The country has one of the lowest birth rates in western Europe, at an average of 1.3 children per woman, and the population is now shrinking; yet Italians are living ever longer, so it is also ageing rapidly. The economic consequences—too many pensioners, not enough workers to maintain them—are worrying enough on their own. What makes them worse is Italians' low rate of participation in work. Only 57% of those in the 15-64 age range are in employment, the smallest proportion in western Europe. Germany, by comparison, has an employment rate of 66%, and Britain one of 73%. Although overall unemployment in Italy is not too bad by west European standards, it is disturbingly high among the young and in the south.
What has gone wrong with the Italian economy, and how can it be put right? These are the main questions this survey will seek to answer. But it will do so in the context of Italy's unruly political scene. Silvio Berlusconi's centre-right government, elected in May 2001, seems likely to manage the rare feat of staying in office for a full term (ending next spring)—a first for a post-war government in Italy. Mr Berlusconi is immensely proud of this. But he has much less to be proud of when it comes to the economy. In his 2001 election campaign, he promised to apply the business acumen that had helped him to become Italy's richest man to make all Italians richer. This he has conspicuously failed to do.
The Economist's view of Mr Berlusconi is well known. We declared in April 2001 that he was unfit to lead Italy, because of the morass of legal cases brought against him at various stages of his business career and because of the conflicts of interest inherent in his ownership of Italy's three main private television channels. Almost five years on, he still faces legal problems (of which more later), and he has done little to resolve his conflicts of interest: indeed, because the government owns RAI, the state broadcaster, Mr Berlusconi now controls or influences some 90% of Italian terrestrial television (which does not stop him complaining about his critics on TV). Our verdict of April 2001 stands.
Yet, as we acknowledged at the time, in 2001 there was nevertheless a case to be made for electing Mr Berlusconi's centre-right coalition. Italy badly needed a dose of pro-market reforms, liberalisation, privatisation, deregulation and a shake-up of the public administration, all of which Mr Berlusconi had promised. He even pledged to cut taxes. A majority of Italian voters, backed by much of Italian business, were willing to overlook both his legal entanglements and his conflicts of interest and give him a chance to reform the country. But as the next election approaches, very little of what he promised has been delivered, so many of his erstwhile supporters are feeling disillusioned.
Even the apparent political stability that Mr Berlusconi has fostered is deceptive. His six-party centre-right coalition has come close to collapse more than once, usually thanks to squabbling between Umberto Bossi's Northern League and Gianfranco Fini's National Alliance. Last April a row with a smaller ally, the Union of Centre and Christian Democrats, forced Mr Berlusconi to resign and form a new government.
On current form the centre-left opposition under Romano Prodi looks the likeliest victor in the election planned for April 9th 2006. But even if he manages to win, Mr Prodi will find it hard to introduce reforms—not least because his coalition embraces no fewer than nine parties, several of which will obstruct change. It was an ally of Mr Prodi's, Fausto Bertinotti, and his unreconstructed Communists that pushed him out of office in 1998. In truth, neither of the two main groupings in Italian politics offers much hope to those who believe that the country needs radical (and painful) reform.
Yet Italy is approaching a crunch. Rather like Venice in the 18th century, it has coasted for too long on the back of its past success. Again like Venice, it has lost many of the economic advantages which underpinned that success. For Venice, it was a near-monopoly on trade with the East that paid for the creation of its beautiful palaces and churches; today's Italy has benefited hugely from a combination of low-cost labour and a switch of workers away from low-productivity farming (and the south) into manufacturing (mostly in the north). But such good things invariably come to an end.
That is what happened to La Serenissima at the end of the 18th century. Venice was contemptuously swept away by Napoleon, and the last doge voted himself out of office. The serene republic is now little more than a tourist attraction, however beguiling. Could this become the fate of Italy as a whole?
AT FIRST blush, life in Italy still seems sweet enough. The countryside is stunning, the historic cities beautiful, the cultural treasures amazing, and the food and wine more wonderful than ever. By most standards, Italians are wealthy, they live for a long time and their families stick impressively together. The boorish drunkenness that makes town centres in many other countries unpleasant is mercifully rare in Italy. The traffic may be bad, and places such as Venice and Florence are overrun by tourists, but if you go off-season—or merely off the beaten track—you can have a more enjoyable time in Italy than practically anywhere else.
Yet beneath this sweet surface, many things seem to have turned sour. The economic miracle after the second world war, culminating in the famous 1987 sorpasso (when Italy officially announced that its GDP had overtaken Britain's), is well and truly over. Italy's average economic growth over the past 15 years has been the slowest in the European Union, lagging behind even France's and Germany's (see chart 1). Its economy is now only about 80% the size of Britain's. Earlier this year Italy briefly tipped into recession; for 2005 as a whole, its economy is likely to be the only one in the EU to shrink. Growth next year is expected to be anaemic at best.

Italian companies, especially the small, family-owned firms that have been the backbone of the economy, are under ever-increasing pressure. Costs have risen, but productivity has remained flat or even declined. Membership of the euro, Europe's single currency, now rules out devaluation, which for many years acted as a safety-valve for Italian business. Italy's competitiveness is deteriorating fast, and its shares of world exports and foreign direct investment are very low. The World Economic Forum in its annual competitiveness league table recently ranked the country a humiliating 47th, just above Botswana. The economy has also proved highly vulnerable to Asian competition, because so many small Italian firms specialise in such areas as textiles, shoes, furniture and white goods, which are taking the brunt of China's export assault.
The effects of decline are starting to show. Increasing numbers of Italians are finding their living standards stagnating or even falling. The cost of living is widely believed to have risen sharply since euro notes and coins replaced lire in January 2002. Property prices have certainly shot out of reach for many first-time buyers in Rome, Milan and even Naples. Many Italians are cutting back on their annual holidays, or even going without. Others are putting off buying new cars or even new suits, a real deprivation for such design-conscious people. Supermarkets report that spending now falls in the fourth week of every month before the next pay cheque arrives, a sure sign that families are struggling to make ends meet.
A lacklustre economy is causing broader problems too. Italy's infrastructure is creaking: roads, railways and airports are falling below the standards of the rest of Europe, and public and private buildings are looking ever shabbier. Educational standards have slipped: the country comes out badly in the OECD's PISA cross-national comparisons, and no Italian university now makes it into the world's top 90. Spending on research and development is low by international standards.
Italy has also suffered more than its fair share of corporate scandals, notably the bond default by Cirio and the collapse of Parmalat. And the public finances are in a shambles. Respectable estimates put the underlying budget deficit for next year, ignoring one-off measures, at 5% of GDP, way above the 3% ceiling set by the euro area's stability and growth pact. The public debt stands at over 120% of GDP and is no longer falling.
Even Italy's social fabric is coming under strain. The family remains strong and divorce rates are relatively low. But the fact that 40% of Italians aged 30-34 are reportedly living with their parents is not just a happy sign of family harmony or attachment to mamma's cooking. Many young Italians stay at home because they cannot find work or because they do not earn enough to afford a place of their own.
Social trust, a concept that is admittedly hard to measure, seems unusually low in Italy—one reason, perhaps, why family firms have always played such a big part in the economy. And respect for the rules, and even the law, never high, appears to have fallen further in recent years. Both tax evasion and illegal building, encouraged by repeated amnesties, seem to be on the rise. Organised crime and corruption remain entrenched, especially in the south.
To cap it all, Italy's demographics look terrible. The country has one of the lowest birth rates in western Europe, at an average of 1.3 children per woman, and the population is now shrinking; yet Italians are living ever longer, so it is also ageing rapidly. The economic consequences—too many pensioners, not enough workers to maintain them—are worrying enough on their own. What makes them worse is Italians' low rate of participation in work. Only 57% of those in the 15-64 age range are in employment, the smallest proportion in western Europe. Germany, by comparison, has an employment rate of 66%, and Britain one of 73%. Although overall unemployment in Italy is not too bad by west European standards, it is disturbingly high among the young and in the south.
What has gone wrong with the Italian economy, and how can it be put right? These are the main questions this survey will seek to answer. But it will do so in the context of Italy's unruly political scene. Silvio Berlusconi's centre-right government, elected in May 2001, seems likely to manage the rare feat of staying in office for a full term (ending next spring)—a first for a post-war government in Italy. Mr Berlusconi is immensely proud of this. But he has much less to be proud of when it comes to the economy. In his 2001 election campaign, he promised to apply the business acumen that had helped him to become Italy's richest man to make all Italians richer. This he has conspicuously failed to do.
The Economist's view of Mr Berlusconi is well known. We declared in April 2001 that he was unfit to lead Italy, because of the morass of legal cases brought against him at various stages of his business career and because of the conflicts of interest inherent in his ownership of Italy's three main private television channels. Almost five years on, he still faces legal problems (of which more later), and he has done little to resolve his conflicts of interest: indeed, because the government owns RAI, the state broadcaster, Mr Berlusconi now controls or influences some 90% of Italian terrestrial television (which does not stop him complaining about his critics on TV). Our verdict of April 2001 stands.
Yet, as we acknowledged at the time, in 2001 there was nevertheless a case to be made for electing Mr Berlusconi's centre-right coalition. Italy badly needed a dose of pro-market reforms, liberalisation, privatisation, deregulation and a shake-up of the public administration, all of which Mr Berlusconi had promised. He even pledged to cut taxes. A majority of Italian voters, backed by much of Italian business, were willing to overlook both his legal entanglements and his conflicts of interest and give him a chance to reform the country. But as the next election approaches, very little of what he promised has been delivered, so many of his erstwhile supporters are feeling disillusioned.
Even the apparent political stability that Mr Berlusconi has fostered is deceptive. His six-party centre-right coalition has come close to collapse more than once, usually thanks to squabbling between Umberto Bossi's Northern League and Gianfranco Fini's National Alliance. Last April a row with a smaller ally, the Union of Centre and Christian Democrats, forced Mr Berlusconi to resign and form a new government.
On current form the centre-left opposition under Romano Prodi looks the likeliest victor in the election planned for April 9th 2006. But even if he manages to win, Mr Prodi will find it hard to introduce reforms—not least because his coalition embraces no fewer than nine parties, several of which will obstruct change. It was an ally of Mr Prodi's, Fausto Bertinotti, and his unreconstructed Communists that pushed him out of office in 1998. In truth, neither of the two main groupings in Italian politics offers much hope to those who believe that the country needs radical (and painful) reform.
Yet Italy is approaching a crunch. Rather like Venice in the 18th century, it has coasted for too long on the back of its past success. Again like Venice, it has lost many of the economic advantages which underpinned that success. For Venice, it was a near-monopoly on trade with the East that paid for the creation of its beautiful palaces and churches; today's Italy has benefited hugely from a combination of low-cost labour and a switch of workers away from low-productivity farming (and the south) into manufacturing (mostly in the north). But such good things invariably come to an end.
That is what happened to La Serenissima at the end of the 18th century. Venice was contemptuously swept away by Napoleon, and the last doge voted himself out of office. The serene republic is now little more than a tourist attraction, however beguiling. Could this become the fate of Italy as a whole?
CULTURA DEI TABARIN :
Tipo di locale che ebbe molta fortuna nei primi decenni del Novecento, il cui nome fu dato inizialmente a un locale parigino (Bal Tabarin) in cui si poteva pranzare, ballare e assistere a spettacoli (in particolare vi si tennero le prime riviste da camera) e finì col passare ad altri, che avevano le stesse caratteristiche, anche fuori della Francia
| tabarin |
sost. |
Sinonimi: locale, varietà, cafe chantant, avanspettacolo, rivista || Vedi anche: balera, bar, caffè, cinema, locanda, osteria, ristorante, sala dal ballo, teatro, trattoria, cabaret, dancing, night club |




Arlette Dorgère
(Gloire aux Variétés en 1903 dans Le Sire de Vergy de Claude Terrasse, où elle interprétait le page, et l'immortalité en 1904 lorsque Jules Cheret l'a lithographiée pour la Scala)




Canzonette tedesche di prima del nazismo (1900-1933)
Molte canzonette di questo periodo mostrano quanto fosse avanzata culturalmente la Germania prima del nazismo.
Fra le due guerre la musica è ancora un prodotto che viene consumato prevalentemente dal vivo
Certo, è la radio e - con l'avvento del sonoro - il cinema a lanciare il motivetto che impazza, ma nei locali da ballo, nei cafés chantants, nei tabarins e nelle "riviste musicali" a teatro, la musica è dal vivo, e non come oggi riprodotta da un apparecchio meccanico
A Berlino, esistevano, prima del 1933, letteralmente decine di locali con clientela omosessuale.
più grandi (pochi) fra questi locali, come il celeberrimo "Eldorado", si potevano permettere spettacoli creati su misura, ospitando cabarettisti, cantanti e maestri di musica anche omosessuali per creare un prodotto a sensibilità omosessuale
Tutti gli altri si saranno invece accontentati (esattamente come le loro controparti eterosessuali) dei motivetti lanciati dall'ultima operetta, dall'ultimo film, dall'ultimo spettacolo di variété... scegliendo però le canzoni, intenzionalmente, in modo che non solo un uomo cantasse testi pensati per una donna, ma scegliesse quelli che in quel contesto acquisissero significati completamente diversi, e più "adatti" alla clientela. Spero di trovare l'aiuto per trascrivere e tradurre alcune canzoncine in cui la servetta saluta il gagliardo granatiere con cui ha amoreggiato... ri-cantate da un uomo. Erano nate per rispettabilissime operette... ma sentendole cantare da un uomo, pensando a quanto fosse comune la prostituzione omosessuali dei soldati all'epoca, diventano semplicemente esilaranti (penso per un esempio a Adieu, mein kleiner Gardeoffizier, dal film Das Lied ist aus, incisa nel 1930).
A questa produzione vanno aggiunte alcune canzoni, specie di "varietà" teatrale, che trattavano di omosessualità come argomento di cronaca, magari umoristico (come Das Hirschfeldlied) ma anche come ingrediente piccante, come nel caso di Wenn die beste Freundin, che gioca a dire e non dire, ma intanto titilla col lesbismo.
Credo che la massima parte di tale produzione sia perita per sempre, per lo meno nelle interpretazioni originali, non essendo mai arrivata allo studio di registrazione. La registrazione, il disco, all'epoca era infatti un punto di arrivo per un cantante e una canzone (anche perché la qualità dell'ascolto, all'epoca scadente, non reggeva certo il confronto con l'esecuzione dal vivo), e non come oggi un punto di partenza. Il disco serviva come fissazione di una interpretazione giudicata "memorabile", o come prodotto promozionale, come "campione" di una voce che però si puntava a fare ascoltare, per quanto possibile, dal vivo.
Di tanto in tanto accadeva che una delle canzoni che giravano nei locali omosessuali riuscisse essere fissata su disco, e in Germania esistono ben due raccolte su CD che ripropongono la manciata di canzoni di questo tipo che si sono salvate dal naufragio. Una, Die schwule Plattenkiste - 1908-1933, è più miratamente (e accuratamente: è quasi filologica) gay, l'altra (non più in commercio), Es ist ja ganz gleich, wen wir lieben - Lieder vom anderen Ufer[1926-1942], contiene molto più materiale "grigio" e mescola senza criterio prodotti creati per un pubblico omosessuale e canzoni incise addirittura nel periodo... nazista, e che come unica caratteristica "gay" hanno quella di essere cover maschili di canzoni scritte in origine per una donna... Ma è pur sempre utile.
E l'Italia? Ebbene, un materiale di questo genere dovette esistere anche in Italia, almeno prima del fascismo, se non altro a giudicare dall'accanimento con cui i fascisti combatterono l'"immoralità" delle canzoni da tabarin. In Italia, per quanto ne sappiamo ora, non esistevano locali "gay", quindi non è probabile che sia esistita una produzione rivolta a un (inesistente) mercato omosessuale; tuttavia deve essere esistita una produzione che prendeva in giro gli omosessuali o li usava come spunto per canzoni umoristiche. Nel 1972 Rudy (Rodolfo Magnaghi) ha inciso nell'LP Rudy fortissimamente Rudy due canzoni da "avanspettacolo", "La cura del camaicà" e "La ghiandola" che possono datarsi attorno agli anni Venti per riferimenti a fatti dell'epoca ("La ghiandola" parla degli "innesti Voronoff", dal nome di un medico che a partire dal 1920 pretendeva di ringiovanire i suoi pazienti anziani con innesti di... testicolo di scimmia).
Entrambe fanno allusione all'omosessualità, sia pure in modo poco rispettoso.
E non riesco a credere che l'ondata di scandali del 1907 non abbia lasciato qualche traccia nelle canzonette satiriche dell'epoca, vista l'abitudine di comporre normalmente e a getto continuo canzonette su fatti di attualità, inclusi fatti di cronaca nera. E infatti su "Babilonia", n. 9 (1983) a p. 7 è stato riprodotto un "foglio volante" con una canzonetta da cantastorie di Cesare Picchi intitolata "Un brutto fatto all'Incisa", su un consigliere comunale arrestato per corruzione di minore, stampata proprio nel fatidico 1907.
Sono quindi convinto del fatto che un lavoro di ricerca d'archivio in questo mare magnum darebbe risultati anche in Italia.
Chissà però quando qualcuno sarà in grado di proporceli...
Per ora, quindi, godiamoci le canzoni tedesche.
[Per maggiori informazioni sulla scena gay berlinese prenazista si veda l'ottimo, e illustratissimo, catalogo: Andreas Sternweiler et al. (a cura di), Goodbye to Berlin? 100 Jahre Schwulenbewegung, Verlag rosa Winkel, Berlino 1997.

Storia del cinema lesbico negli anni '20 e '30
Berlino nella Repubblica di Weimar
(stralci di Maggie Magee, Diana C. Miller, Superior Guinea Pig: Bryher and Psychoanalysis,
cap.8, Psychoanalysis and Lesbian Relationships:
Narratives Old and New ,The Analytic Press, 1997
<< […] La cultura e il cinema della Berlino dorata di Weimar sono quelli della città descritta nelle storie di Christoper Isherwood, ispiratrici di Cabaret. Berlino è la città dove Lotte Lenia cantava L'Opera da tre soldi (1928) e Mahagonny (1930) di Bertolt Brecht e Kurt Weil, la città dove il regista sperimentale Piscator usava la fotografia, i manifesti e il fonografo creando "l'high tech revolutionary cabaret" .
A Berlino in quel periodo agiva un forte movimento per i diritti civili omosessuali.
Magnus Hirschfeld attivista e omosessuale aveva aperto l'Institute for Sexual Research a Berlino nel 1919. Hirschfeld era stato, anche se per poco, fra i membri fondatori della Berlin Analytic Society. La biografa di Hirschfeld, Charlotte Wolff, psichiatra lesbica, aveva studiato medicina a Berlino nel 1920 e in questa città esercitava la professione medica dagli inizi del 1930.
E' lei che descrisse le connessioni fra film, psicoanalisi e circoli omosessuali berlinesi durante Weimar.
Le lesbiche che erano il tema del Vaso di Pandora di Pabst (1929 ) e di Ragazze in uniforme di Leontine Sagan (1931) erano popolari anche al grande pubblico. Nel 1928 quando J.Goebbels volle denunciare la corruzione e il vizio a Berlino, fece l'esempio delle donne devianti sul "Kurfurstendamm". Il nazista descriveva: <<la signora mondana, garcon dalla testa ai piedi, con monocolo e sigaretta in mano, che rumoreggiando sui tacchi lungo i marciapiedi si infila in uno dei migliaia di ritrovi di delirio e droga che diffondono le loro luci chiassose e lascive nell'aria della sera.>>
Era a Berlino dove si stabilirono coppie come Hilda Doolittle, la poetessa, con la sua amica, la miliardaria Anne Winifred Ellmann. Anne si faceva chiamare Brhyer, era scrittrice di romanzi e autrice di una vasta e preziosa corrispondenza. Brhyer- come H.D.- era interessatissima alla psicoanalisi e al cinema, in quegli anni si stava sottoponendo a un'analisi con Sachs - soprannominato nelle sue lettere Turtle - e avrebbe negli anni successivi incontrato e frequentato Freud.
Brhyer fondò la prima rivista di cinema che considerava il cinema un'arte Close Up; con H.D. partecipò al film sperimentale - nel 1930 - di K. MacPershon Borderline che potè essere attuato per il suo finanziamento. Il regista per Brhyer era amico, nonché marito 'per finta'. Brhyer infatti per convenienza era obbligata a sposarsi; infatti qualora non avesse avuto lo status di donna maritata, la sua famiglia non le avrebbe passato l'eredità. Macperson per Hilda era stato invece l'amante reale.
Brhyer amava moltissimo Berlino e la descrive in alcuni passi delle lettere .
la miliardaria Anne Winifred Ellmann. Anne si faceva chiamare Brhyer, era scrittrice di romanzi e autrice di una vasta e preziosa corrispondenza. Brhyer- come H.D.- era interessatissima alla psicoanalisi e al cinema, in quegli anni si stava sottoponendo a un'analisi con Sachs - soprannominato nelle sue lettere Turtle - e avrebbe negli anni successivi incontrato e frequentato Freud.
Brhyer fondò la prima rivista di cinema che considerava il cinema un'arte Close Up; con H.D. partecipò al film sperimentale - nel 1930 - di K. MacPershon Borderline che potè essere attuato per il suo finanziamento. Il regista per Brhyer era amico, nonché marito 'per finta'. Brhyer infatti per convenienza era obbligata a sposarsi; infatti qualora non avesse avuto lo status di donna maritata, la sua famiglia non le avrebbe passato l'eredità. Macperson per Hilda era stato invece l'amante reale.
Brhyer amava moltissimo Berlino e la descrive in alcuni passi delle lettere
Hilda Doolittle
La regia femminile del cinema lesbico negli anni '20, '30
Germaine Dulac

<<Nata ad Amiens (Fr) nel 1882, morta nel luglio del 1942. Suo vero nome: Charlotte Elisabeth Germaine Saisset-Schneider. Si interessa sin dalla prima giovinezza all'arte, in particolare alla fotografia e alla musica dopo essersi dedicata allo studio della letteratura e del teatro. Nel 1905 sposa un ingegnere agronomo, Albert Dulac, dal quale divorzierà dopo quindici anni. Giornalista, nel 1909 entra come redattrice in "La Francaise" di ispirazione femminista, con cui collaborerà fino al 1913. Nello stesso tempo collabora al quotidiano femminista "La Fronde" di Marguerite Durand. Nel "La Francaise" dopo avere tenuto una rubrica su donne celebri comincia ad occuparsi di cronaca teatrale con sempre maggiore interessamento al cinema. Nel 1914 l'amica ballerina Stacia de Napierwoska le propone di accompagnarla a Roma durante la ripresa del film Caligola. Un anno dopo aiutata da suo marito, fonda una casa di produzione, nel 1915 fonda la sua casa di produzione, la Delia Film, in collaborazione con la poeta e romanziera Irene Hillel-Erlanger per le sceneggiature e con Pathé per la distribuzione. Con Louis Delluc, Marcel l’Herbier, Jean Epstein e Abel Gance forma il gruppo noto come "gli impressionisti".
Così comincia la sua attività di regista. Durante la realizzazione di "Anime folli" con l'interprete principale Eve Francis, attrice teatrale appassionata di cinema, Germaine conosce Luis Delluc. Un incontro che dovette rivelarsi importante per il movimento delle avanguardie. In quell'anno, Delluc propone alla regista una nuova sceneggiatura "La festa spagnola", copione immediatamente accettato e tradotto in film da Germaine. Sarà anche l'unica volta che Dulac e Delluc collaboreranno insieme. La regista gira altri film; poi nel 1922 il film considerato il suo capolavoro "La sorridente Madame Beudet". Qui la regista giunge al termine della sua concezione filmica. Continuerà a realizzare film per il grande pubblico. Ma le riflessioni sulla possibilità di un "film integrale" la portano a formulare immagini di film audaci, come è audace il film "La conchiglia e il vescovo" da un testo di Antonin Artaud. Naturalmente filmare un sogno, in più femminile, non può lasciare indifferenti i surrealisti, tutti maschi, che l'accusano di avere femminilizzato la sceneggiatura di Artaud. Nonostante le critiche Germaine continua la ricerca del suo "cinema puro", tenta anche la fusione del cinema con la musica per visualizzare le sue preoccupazioni estetiche. Con l'avvento del sonoro non rimane che abbandonare. Verrà nominata direttrice aggiunta alla Gaumont e lì troverà nuovo spazio per il suo modo di fare cinema. Dirigerà infatti dal 1930 al 1940 il dipartimento France-Actualités della Gaumont, trasmissione settimanale nella quale presenterà tutti i fatti dell'attualità mondiale e nella quale riuscirà ad affermare il suo senso acutissimo dell'estetica cinematografica.
Dorothy Arzner:
Piccola, vibrante, gentile, diabolica, molto carina, i suoi occhi sono di un blù sfavillante e gioiosamente elettrico, la sua voce tranquilla e calda, non affettata, assai poco incline a mantenere le distanze, forse troppo modesta per una che è stata tra i 'top ten' registi di Hollywood >> Così la descrive Francine Parker
( Approaching the art of Dorothy Arzner "Action", luglio-agosto, 1973.
Dorothy Arzner nacque il 3 gennaio del 1897 a San Francisco. Dopo tre anni la famiglia si trasferì a Los Angeles. Il padre Luis aveva un ristorante.
<<L'Hoffman Cafè era un famoso ristorante di Hollywood; piccolo ma ben arredato, con pannelli scuri e luci basse, il tipico posto dove i clienti si soffermano a conversare dopo cena fino alle due del mattino, una sorta di punto d'incontro obbligato per i pionieri dell'industria cinematografica. Al centro dell'Hoffman c'era un tavolo rotondo, attorno al quale si riunivano D.W. Griffith, Bill Hart, James Cruze, Mack Sennett, Charlie Chaplin, Erich von Stroheim, Hal Roach ed altri. Dorothy Arzner diceva che i suoi amici le avevano predetto che sarebbe finita a lavorare nel cinema perchè amava gli attori. "Per l'amore del cielo", lei mi dice, "io non li amavo affatto, avevo paura di loro. Mi prendevano sempre in braccio e mi gettavano in aria" (F.P. op.cit.1973)
Dopo essersi diplomata alla Westlake School nel 1915, studia medicina alla University of Southern California e frequenta anche corsi di storia dell'arte e architettura. Allo scoppio della prima guerra mondiale conduce le ambulanze e recapita messaggi per l'Intelligence Department. In questo ambiente incontra il fratello di Cecil De Mille, Wiliam, che le offre l'assunzione alla Famous Players-Lasky Corporation (successivamente Paramount) come dattilografa nel reparto sceneggiature. Passa poi a supervisionare le sceneggiature. Dopo avere fatto esperienza come assistente al montaggio, viene trasferita alla Realart, consociata della Paramount, e monta cinquantadue film.
In una recente storia del cinema (Bronlow) Dorothy Arzner è indicata come l'unica montatrice del periodo del film muto che insieme alla russa Esther Sub, è stata ricordata ufficialmente. Le due registe cominciarono a scrivere copioni nello stesso periodo.
Memorabile è il montaggio di Dorothy Arzner della corrida in Sangue e arena (Blood and Sand, 1922) di F.Niblo, interpretato da Rodolfo Valentino, di cui girò anche alcune scene. Nel frattempo era stata richiamata alla Paramount. L'anno dopo curò il montaggio di The Covered wagon per la regia di James Cruze. Il film, dopo molte ricerche, era stato girato nella Snake Valley del Nevada; applaudito per l'autenticità delle scene aveva avuto un grandissimo successo di pubblico.

ll cinema e la differenza lesbica e femminile: Germaine Dulac
Il cinema lesbico è, alla lettera, di una semplicità sconcertante, simbolicamente, invece, ridondante ed espansivo fino a mettere in gioco l'inconscio. L'impatto simbolico di un film come 'La souriante Madame Beudet' di Germaine Dulac ne è un primo segnale.
Germaine Dulac dichiarò di avere voluto rappresentare con Madame Beudet che cosa passa per la mente di una donna oppressa in un matrimonio borghese - con un marito provinciale e mediocre, infastidito dalle letture della moglie -che la elevano spiritualmente - e dalla sua malinconica cerebralità.
Il cinema lesbico non solamente apre una possibilità visiva per la sessualità femminile; piuttosto esibisce quello che esce dagli stretti recinti dell'esperienza. E' l'inconscio che trasforma la nostra realtà e ne sospende la limitatezza. E in questa avventurosa sfida - a diventare quelle che siamo - Germaine Dulac è una protagonista. Lei con la ricerca di nuove tecniche filmiche fa parlare dispiegatamente la soggettività femminile: nelle differenti sfaccettature - che debordano dai ruoli, dal contratto eterosessuale e dalle misure della coscienza di sè.
Germaine Dulac, omosessuale, è riconosciuta dalla critica storica femminista e lesbica non solo per essere stata fra le pioniere della cinematografia ma anche per la sua dedizione alle donne fino alla fine della sua vita. Questo ascendente femminista e lesbico segna la sua carriera. Nelle rappresentazioni che abbiamo di lei siamo 'quasi' obbligate a guardare i suoi film interpretandoli insieme alla sua autrice. E di questo non ci convincerà mai nessuno che lei non ne avesse la piena coscienza.
Siamo in un'epoca che proibiva la rappresentazione omosessuale. Oltre i processi e le condanne, penso a Oscar Wilde e a Radclyffe Hall, le lesbiche sono state soprattutto: ignorate, lasciate nel silenzio, nella terra della non nominazione, della possibilità di equivocare e confondere. Germaine Dulac come Dorothy Arzner, Christa Winsloe, con la rappresentazione lesbica, hanno soprattutto inventato la propria persona.
M
Al 1931 risale il primo film apertamente lesbico, [[Mädchen in Uniform]], tratto da un romanzo di Christa Winsloe e direto da Leontine Sagan. E' nella prima metà del secolo che l'identità lesbica si sviluppa, si consolida e diventa fenomeno. Maedchen in Uniform,
MA COMUNQUE.....
Malgrado la scarsità di documentazione disponibile, le prime tracce scritte si possono far risalire al Codice di Hammurabi (1170 a. C. circa), che cita la figura della salzikrum, la donna-uomo, che poteva contrarre matrimonio con altre donne. La storica Judy Grahn ha messo in luce l'omosessualità presente negli inni ad Inanna scritti da Enkheduanna (2300 a. C. circa). Tra il VII e il VI secolo a.C. la poetessa greca Saffo, nativa dell'isola di Lesbo, celebrò il suo amore per le donne. Da lei hanno avuto origine i termini lesbico e saffico. Ancora nel VI secolo a.C. Plutarco ricorda che a Sparta alcune donne trovavano l’amore tra le braccia di altre donne. Più tardi, nel 160 a.C. Luciano di Samosata presenta, senza alcuna simpatia, le “donne mascoline”. Contemporaneamente (150 a.C.), nella cultura ebraica Rabbi Eleazar sancisce l’oscenità dei rapporti tra donne. Famosa, nel libro IX delle Metamorfosi di Ovidio la storia di Ifide, fanciulla allevata come fosse un ragazzo, che si innamora della bella Iante. Giamblico (245–325 nei Babyloniaca ridicolizza Philaenis, un’atleta descritta mentre fa la lotta nel fango, beve e mangia come un maiale e sodomizza fanciulli con la sua enorme clitoride. Sulla sua scia, il poeta latino Marziale teorizzava che le lesbiche avessero una clitoride ipertrofica.
Purtuttavia, è con il diffondersi del cristianesimo (che giudicava peccaminosa l'omosessualità), che si arriva a una vera e propria condanna del "vizio" dell'amore tra donne. Gli unici riferimenti medioevali a pratiche lesbiche si rinvengono in riferimento a condanne, eresia, processi per stregoneria etc. Secondo San Tommaso d'Aquino la copula tra donna e donna è un atto contro natura. Nel Concilio di Rouen (1214) fu proibito alle suore di dividere lo stesso letto (pratica comune all'epoca per ovviare alle carenze del riscaldamento, ma ritenuta evidentemente "pericolosa". Nel XV secolo Giovanna D'Arco, sospettata di omosessualità, fu condannata anche per aver commesso atti illeciti, indossando abiti maschili. Alla fine del XVI secolo Pierre de Bourdeille, abate di Brântome, nel suo libro Les dames galantes traccia un colorito affresco dell'amore "donna con donna", secondo l'autore reso di moda in Francia dalla regina Caterina de' Medici. Apertamente lesbica fu la regina Cristina di Svezia (1626-1689). La regina di Francia Maria Antonietta di Asburgo-Lorena venne accusata di omosessualità in numerosi pamphlets pre-rivoluzionari. Lady Eleanor Butler (1739-1829 e Sarah Ponsonby (1754-1831), le Ladies of Llangollen divennero famose per essere fuggite a vivere insieme, travestite da uomini. Intrattennero rapporti con letterati dell'epoca, ed ottennero un vitalizio reale. Nel XIX secolo la nascente psicologia e la sessuologia studiarono diffusamente il lesbismo, che venne considerato una perversione patologica, come la pedofilia o il sadomasochismo. E' nell'800 che si diffonde lo stereotipo delle donne mascoline, le "invertite" che, per nascita, non erano capaci di essere donne a tutti gli effetti. Lo stesso Freud, pur non classificando l'omosessualità maschile e femminile come una vera e propria patologia, l'identifica come un comportamento deviante, causato all’arresto del corretto processo evolutivo della libido. Parent-Duchatelet, medico parigino, indica come causa del tribadismo l'eccessiva libidine e la dimora forzata in carceri.
Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo, tuttavia, con la nascita della cosiddetta "questione omosessuale", e parallelamente alla nascita del movimento delle suffragette, si assiste all'esplosione della Cultura lesbica. E' il periodo del Bloomsbury Group di Virginia Woolf, di Natalie Clifford-Barney, Gertrude Stein, Tamara de Lempicka, Vita Sackville-West, Radclyffe Hall, Ivy Compton-Burnett, Frida Kahlo, Isadora Duncan, Gertrude Stein, Mercedes de Acosta, Eleonora Duse, Colette, Djuna Barnes, Alla Nazimova, Liane de Pougy, Annemarie Schwarzenbach, Romaine Brooks, Sibilla Aleramo e molte altre ancora: quasi tutte artiste, tutte dichiaratamente lesbiche o bisessuali. Le attrici Greta Garbo e Marlene Dietrich diventeranno autentiche icone lesbiche. Al 1931 risale il primo film apertamente lesbico, [[Mädchen in Uniform]], tratto da un romanzo di Christa Winsloe e direto da Leontine Sagan. E' nella prima metà del secolo che l'identità lesbica si sviluppa, si consolida e diventa fenomeno. Il fascismo ed il nazismo, con l'esaltazione del ruolo moglie-madre come funzione naturale della donna, con le limitazioni al lavoro delle donne causano un generale arretramento delle libertà civli delle donne, arrivando alla persecuzione ed all'eliminazione fisica di molte lesbiche, imprigionate in campi di concentramento, sotto il simbolo del Triangolo nero. Dopo i fatti di Stonewall, la rivoluzione sessuale e lo sviluppo del femminismo degli anni '60 e degli anni '70 l'omosessualità femminile diventa protagonista di molti libri e film, ed il "lesbo-chic" diventa uno stile utilizzato da molte campagne pubblicitarie. Il lesbismo si politicizza e si lega al separatismo femminista. Centrale il ruolo di Rita Mae Brown. Determinanti i contributi teorici di Simone de Beauvoir, e successivamente di Kate Millett e di Monique Wittig, che provocatoriamente arriva ad affermare che "la lesbica non è una donna". Pur non avendo raggiunto una completa visibilità, e dovendo in molti casi lottare per la piena affermazione dei diritti civili, le lesbiche a partire dagli anni 1980 diventano sicuramente un soggetto politico e "di costume" con cui far i conti. Si incrementa la visibilità in numerosi campi: musica (Melissa Etheridge, K.D. Lang, Skin, le Indigo Girls, etc.), nello sport (Martina Navratilova, Amelie Mauresmo), etc.) letteratura (Jeannette Winterson, Sarah Waters), etc.) spettacolo (Lily Tomlin, Agnes Moorhead, etc.)
Prima dell'avvento del Terzo Reich in Germania, Berlino venne considerata una città liberale con molti locali gay, nightclub e spettacoli di cabaret. C'erano molti locali dove turisti e residenti eterosessuali ed omosessuali potevano praticare il travestitismo.
"il primo film radicalmente lesbico"Nel mondo classico
Dal medioevo al XIX secolo
Il XX secolo
Dall'inizio del secolo apparvero alcuni significativi movimenti di liberazione omosessuale, come il WHK che faceva capo a Magnus Hirschfeld.
Sia pure in misura minore, nella Germania pre-nazista si sviluppò anche un timido movimento lesbico, che gravitava intorno a locali berlinesi quali il Dorian Gray, il Monbijou des Westens ed il Flauto Magico. divennero luoghi nei quali l'omosessualità femminile incominciò a organizzarsi.
Un weekend particolare...
Partiamo da venerdì.
Il venerdì lo preferisco perchè da un pò è la serata DRAMMAGOTHICA anche se era da un pò che non si usciva più insieme per varie situazioni.
Siamo andati al Johnny Beer Good e poi un giretto per i vicoli in totale armonia con i ragazzi Poi però devo anche dire una cosa un pò così..Sono caduta ma da stupida...Mi è girata la testa e lentamente mi sono accasciata al suolo....Meno male che nn passava gente altrimenti sai che deplorevole ed imbarazzante figura??
Conclusione della serata assolutamente tranquilla......
SABATO.
Sabato parte bene e finisce male.Parte bene perchè sai si prova ,si compone,si progetta una serata all'insegna di fare qualcosa di nuovo e puntualmente sei la a torcerti le budella di non aver avuto impegni improrogabili all'ultimo minuto perchè il programma è lo stesso di sempre...
Ora voglio dire la cosa che mi fa più irritare è la sufficienza delle risposte delle persone;analizziamole con calma.
Mi chiedono se sarei scesa ed io rispondo :-"Scendo, a patto che non si finiscano per fare le stesse cose ossia andare al Johnny, o decidere cosa fare a mezzanotte."-
Mi assicurano di no sicchè decido di scendere...Si va alle 22 al parcheggio (posto dove si incontrano ).Clima: Freddo-umido per cui puoi stare 10 minuti massimo fuori dalla macchina nonostante cappotti sciarpe e cappellini.
E invece no..Perchè è anormale salutarsi e mettersi a decidere concretamente su dove andare, va di moda parlare prima di tutti i fatti loro,delle cretinate e poi,ma solo perchè giustamente una ragazza annoiata dall'attesa in macchina,si affaccia dal finestrino e dice :-"Ragazzi sono le 23 e 30!"-Voglio dire....Partiamo bene , no?Vabbene sorvoliamo e soffermiamoci a pensare al resto.Insomma accortisi dell'ora tarda e tra chi andava e veniva da fare gli affari loro,ci mettiamo ad avanzare proposte su dove andare.La fame c'era,la noia ovviamente altrettanto e quindi si iniziano a vagliare possibilità.Tutti che dicevano la seguente frase sulla quale esporrò il mio personalissimo teorema :
--->PER ME E' UGUALE.
La teoria del PER ME E' UGUALE inizierei a spiegarla nel seguente modo:
Se una persona esprime la seguente affermazione vuol dire a livello generale che si accontenta di una sufficienza sociale non indifferente nonchè gode di un nichilismo applicato alla propria esistenza del quale non si rende nemmeno conto.Ora tutto questo ha un costo innanzitutto sociale perchè esprimere un ININFLUENTE parere ha una valenza decisionale pari allo zero.Come può una persona che si reputa non massificata e annoiata dal solito dire PER ME E' UGUALE ?
Trovo al quanto ridicolo che al momento della decisione qualcuno dica che PER LUI E' UGUALE dal momento che se ad esempio lo porti ad un funerale non credo che lo trovi divertente ed appagante ne tantomeno può arrampicarsi sugli specchi dicendo che l'importante è stare insieme. Ma dove al funerale? Per favore...O se ad esempio conduco il soggetto standard da PER ME E' UGUALE in un locale dove i decibel dello stereo sono a dir poco insostenibili dai timpani.Che si fa in queste situazioni ? Si comunica a gesti?Bellissimo......Eccitantissimo....Si si come no........Direi volgare banale e riduttivo....
Insomma la teoria del PER ME E' UGUALE è pressapoco questa sopra citata ,quanto più dovrebbe dare una vaghissima idea dei soggetti che si trincerano dietro a siffatta perla di eleganza linguistica ed intellettuale.
Chiusa la parentesi delle teorie sulle frasi riprendo a raccontare.
Insomma dopo che si era fatto notare l'orario inoltrato del sabato e soprattutto tardo orario = no posto in un qualsiasi locale ,si inizia a ponderare la questione che andare fuori città alle 23 e 30 non era cosa e soprattutto che la scelta si indirizzava verso una pizzeria perchè la maggioranza aveva desiderio di pizza.
Un amico avanza una proposta che a me (soltanto a me che avevo capito la zona) fece rimanere perplessa ma comunque prendemmo per buona la proposta data la fame e l'ora tarda e c'avviammo.
Devo innanzitutto appuntare che il mio umore ,dopo che la parte diabolica di me mi continuava a ripetere milioni di "te l'avevo detto" al secondo,era pressappoco quello di una persona che cerca di mantenere uno stato di calma apparente ma che ha i nervi che potevano esplodere da un momento all'altro.
Arriviamo davanti a questa pizzeria ,sul davanti una di quelle normali pizzerie d'asporto che somigliano ai bar di paese senza nessun cliente....E già qua...Solo che il mio amico ci mostra la sala ristorante che era appena svoltati l'angolo del marciapiede sul quale si trovava questa particolarmente brutta pizzeria.Una porta d'alluminio bianca la apriamo....Una stanzetta rettangolare dalle pareti giallo vomito.....Una decina di tavoli e una famigliola che festeggiava qualcosa.Una famigliola che aveva alzato il gomito e che parlava chiassosamente....Non che mi aspettassi di andare nel ristorante chic ma questo...........Comunque prendiamo sta pizza tra coppiette che si sbaciucchiavano e altre che parlavano di cavolate con quel linguaggio tutto cicci puppi....Insostenibile!!!!!Poi arriviamo alla parte della serata che meno m'aggrada ricordare.Dopo questo soggiorno dall'aspetto di un matrimonio di campagna tra gente di campagna ,si decide di andare a piazza Vari ..Sentendo nominare questo posto la mia mente rapidamente eseguì la medesima equazione : PIAZZA VARI -------->JOHNNY BEER GOOD ---------------->NOIA -------------> TANTO PER CAMBIARE
Mi sembra lecito far notare cosa avevo detto all'inizio del mio racconto di sabato..Che non volevo scendere se si fossero fatte le stesse cose e sono rimasta incastrata...
Insomma andiamo a sto Johnny....stracolmo,la gente arrivava fino a fuori la strada che non è una strada normale ma un senso unico strettissimo senza marciapiede dove passano le macchine e se non fai a tempo a trovare una nicchietta di spazio ti investono, quanto meno finisci coi piedi sotto le ruote.
A fatica mi introduco nel locale dove,nemmeno entro,vengo fermata al primo tavolo dove c'erano delle conoscenze con le quali tento di instaurare un dialogo che vada oltre il ciao e il tutt'apposto? ma mi risulta difficile dal momento che la musica è altissima e la gente continua ad entrare a sciami travolgendomi e costringendomi a cambiare 300 volte posizione.........In un secondo si disperdono tutti e tra l'amico attaccabottone che tenta di fare lo splendido con la tua amica,la confusione,le imprecazioni mentali e il mio viso che somatizzava una nausea evidentissima,ho tirato per due ore lunghi respiri cercando di fare training autogeno ed a convincermi del fatto che di li a poco sarei tornata a casa....La mia amica continuava a dirmi tra poco ci ritiriamo e nei miei occhi si accendeva una luce di speranza...Ma tra le volte che lei lo disse e l'ora effettiva che mi vide finalmente a casa passò circa un'ora e mezza....
Dopo un sabato così non ho potuto che dormire per l'intera domenica.......Cercando così di annullare la noia...Non ricapiterà più tutto ciò.....Mi fiderò + di me stessa.......
L'autista che ti guida
Ha una sola mano
Ma vede ciò che credi invisibile
Nel tuo piccolo mondo
Fra piccole iene
Anche il sole sorge
Solo se conviene
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
L'amore rende soli
Ma è ben più doloroso
Se per nemici e amici
Non sei più pericoloso
La testa è così piena
Che non pensi più
Ti si aprono le gambe oppure
Le hai aperte tu
Aiutami a trovare
Qualcosa di pulito
Uccidi ma non vuoi morire
Uccidi ma non vuoi morire
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
Non puoi scordare dove
Son state le tue labbra
Sai già come sarà
Ma non sai più chi sei
La testa è così piena
Non riesci più a pensare
Che anche senza te
Si possa ancora respirare
Quello che hai appena fatto
Ti ha fatto stare meglio
Chi uccide poi non vuol morire
Uccidi ma non vuoi morire
Fra piccole iene
Solo se conviene
Fra piccole iene
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
Mia piccola iena
Solo se conviene
(BALLATA PER LA MIA PICCOLA IENA - AFTERHOURS)
Oggi sono proprio paranoiata... Riemergono ferite dal passato e sanguinano...... E' come se quel dolore non volesse più andar via........ 

